
Per la Music Academy l’anno 2003, si è concluso, con una riuscitissima Drum Clinic di Horacio “El Negro” Hernandez, persona squisita, sia dal punto di vista musicale, che umano.
Cominciamo subito col dire, che ha iniziato con quindici minuti d’assolo, dove il Negro ha sfoggiato tutta la sua energia e indipendenza, facendo capire veramente, quante ore ha dedicato allo studio della coordinazione e della tecnica, in particolar modo allo studio dei piedi.
Tra i nove, insieme a campanacci e wood block, utilizzando il campanaccio, (che il nostro usa con il piede sinistro), ha combinato delle figurazioni ritmiche straordinarie inserendo clave di rumba, di son, in 6/8, di bembè tutto miscelato alle figurazioni delle mani e del piede destro (cassa).
Fra i tanti argomenti trattati, Horacio spiega:
L’importanza della clave, Il ritmo più importante, la colonna vertebrale di tutta la musica cubana è la clave. Tutti i musicisti, sia loro pianisti, bassisti, trombettisti ecc. ecc. conoscono la clave, perché questa ti guida, e ti fa capire sempre dove ti trovi.
L’importanza di imparare qualsiasi stile di musica, e ascoltare molti dischi, quello che tutti noi dovremmo fare, sempre.
In questi anni la musica latina è stata insegnata male, facendo imparare i ritmi come dei ritmi, e non insegnando la coordinazione, la cosa fondamentale per darti la libertà nell’esecuzione musicale.
Fare uno studio profondo della clave, e suonarla su tutto quello che studi. La musica si deve suonare senza essere pensata, ti deve dare un’emozione, ma per fare questo, si deve studiare moltissimo.
Durante il seminario, parla un po’ anche della sua vita, ricordando che, fin da bambino i musicisti cubani, lo integravano nelle bande, facendogli suonare alcuni elementi percussivi: campanaccio, clave, conga ecc.
Questo, fino all’età di quattordici anni, età in cui Horacio comincia a studiare la batteria.
Si avvicina a questo strumento, pensando sempre di dover supplire i vari percussionisti indispensabili per realizzare un certo tipo di musica, così comincia a pensare di usare i quattro arti in modo da poter suonare la clave, i timbales, congas, campanacci ecc.
Studia con il M° Santiago Reiter fissato, (così come dice lui) della coordinazione.
A sedici anni, non si lascia sfuggire l’occasione per cominciare a suonare da professionista con il gruppo di Gonzalo Rubalcaba e Nicolas Reynoso.
Questo, lo porta in giro per il mondo fino al 1990, anno in cui si trova in Sicilia con la band.
Affascinato dall’Italia e dagli Italiani, decide di non fare più ritorno a Cuba, così si trasferisce a Roma.
Qui, comincia a studiare intensamente otto, nove ore al giorno, fino al 1993 periodo che fissa per spostarsi negli Stati Uniti e in breve, diventare quello che oggi tutti riconoscono tra i più grandi batteristi del mondo “El Negro”.
Soprannominato “Negro” per distinguerlo dagli altri due fratelli Horacio, e onorare un amico di famiglia chiamato Negro.
Ringrazia sempre l’Italia, che gli ha dato ospitalità e la possibilità di studiare e insegnare.
Dice: “Senza l’Italia, non sarei diventato quello che sono oggi. Grazie Italia…! “
di Ercole Cantello - 11/04/2004