SAX CLINIC CHICO FREEMAN 06/07 agosto 2009"
Seminario
CHANGUITO 13 luglio 2002
La mano segreta per eccellenza...
Incontrare un grande personaggio, dalla personalità ricca e complessa, significa anche riportare per iscritto il proprio raccontarsi senza modificare nulla, traducendo in maniera letterale quello che lui dice. Da ciò nasce questa intervista; in modo spontaneo e naturale, tra amici, su un bel terrazzo al centro della città fra un rhum una sigaretta e una clave, tra aneddoti di storie passate, avvolte divertenti, avvolte un po’ tristi. Da una telefonata fatta a Cuba, veniamo a sapere, che in quel momento la capitale sta vivendo un momento di difficoltà; un po’ di preoccupazione, ma poi l’atmosfera si tranquillizza e tutto ritorna sereno. Il Maestro ci parla della sua vita, dell’infanzia trascorsa nella miseria, di una Cuba vista da chi vive, e non da turista.
A cinque anni cominciano i primi ingaggi. Le prime esperienze, pochi soldi, tanta musica, tanta gavetta……. plasmano quello che oggi viene definito uno dei più grandi Maestri delle percussioni cubane: Josè Louis Quintana Fuertes in arte “Changuito”.
INTERVISTA
Di Ercole Cantello foto di Alexandro Max
ercolecantello@libero.it
· DA CHI TI E’ STATO ATTRIBUITO IL NOME ”CHANGUITO”?
Ringrazio innanzitutto mio padre e mia madre Pedro Louis Quintana e Maria Teresa Fuerte: se non fossero esistiti loro, non sarebbe esistito Changuito. Questo e il mio nome artistico, datomi da un musicista molto famoso di nome PHELIPPE DURSAIDES.
Nel 1964 facevo parte di un gruppo di latin-jazz, e ogni sera lavoravamo all’Hotel Riviera.
Il leader era un pianista non vedente di nome JUE CERI e il direttore artistico era PHILIPPE; Eravamo i musicisti esclusivi del Riviera.
Ricordo che suonavamo un brano di nome Ciri, e a Philippe non piaceva molto quel titolo che sostituì con chango, e da quel giorno cominciò a chiamarmi Changuito.
· QUINDI IL NOME NON PROVIENE DA CREDENZE RELIGIOSE.
Assolutamente no, il mio nome si differenzia da quello del mio santo protettore che è Changò…. ma solo usando il diminuitivo Chango, si può creare un po’ di confusione.
· MISICALMENTE PARLANDO, A QUALE ETA’ HAI MOSSO I TUOI PRIMI PASSI, E QUALI SONO STATI I TUOI STRUMENTI..
Avevo cinque anni quando ho cominciato a suonare i bongò. A otto anni lavoravo al “Tropicana” un locale molto esclusivo all’epoca, suonavo le congas con un’orchestra jazz di nome Avana Jazz Band.
· CHANGUITO HAI MAI AVUTO UN MAESTRO? CI SONO STATI DEI PERCUSSIONISTI IN PASSATO CHE IN QUALCHE MODO TI HANNO EDUCATO ALLO STRUMENTO?
Io ho ascoltato tutto il mondo, nessuno mi ha insegnato a toccare lo strumento. Mio padre mi portava a vedere gli spettacoli e molti di quei percussionisti notando il mio interesse dicevano a mio padre “ Fai venire qui il nino”.
Ricordo di un percussionista, lo chiamavano “Il Colorato”, suonava con un’orchestra di nome ARCANO Y SU MARAVILLA è stata una delle prime orchestre a Cuba, erano molto famosi.
ARCANO suonava il flauto.
Esisteva un altro gruppo di Son Cubano, portava il nome di FELICE APOTIN e il loro percussionista veniva chiamato “Il Campione” anche lui mi dava le congas per farmi suonare.
Nel gruppo dei CASINO, il Tumbadores era PATATO VALDES; è stato lui che per la prima volta all’interno di uno spettacolo televisivo “SHOW DE MEDIO.DIA” mi mise in mano le congas, avevo sei anni.
Fù nel 1958, quando il maestro TATAUINE che suonava con l’orchestra FAJARDO Y SUS ESTRELLAS rimase molto sorpreso vedendomi suonare, ero molto giovane.Oggi lavoriamo insieme.
· PARLACI UN PO’ DELLE TUE ESPERIENZE, DEI TUOI INCONTRI, DELLE TUE SESSION CON ALTRI MUSICISTI.
In tutta la mia vita ho sempre fatto delle jam-session con molti musicisti, sia a Cuba che nei paesi stranieri. Ti posso raccontare dell’esperienza fatta in Inghilterra nello studio di PETER GABRIEL nel quale improvvisammo una jam insieme a BILLY COBHAM, FLORA PURIM, AIRTO MOREIRA.
L’esperimento fu interessante poiché ognuno di noi suonava liberamente; suonavamo tantissimo, Billy mi insegnava qualcosa di tecnica, io insegnavo a lui i ritmi Songò. Un’altra esperienza fu quella fatta a Santa Barbara a casa di AIRTO insieme alla moglie ed al cognato, fu un bel periodo ricco di stimoli, di incredibili composizioni, in un piccolo studio, ma di una qualità tremenda.
Negli STATE insieme a HORACIO “EL NEGRO” e GIOVANNI HIDALGO mio compare; suonavamo, suonavamo tanto senza accorgerci del tempo che passava, fino al mattino.
Ho bei ricordi anche in Italia esattamente ad Orvieto dove ho trascorso una bella esperienza insieme a grandi musicisti. Ho molti aneddoti da raccontare, ci vorrebbe un intero magazine.
· UN PO’ DI VINO?
Si grazie, ma solo se bianco e spumoso (frizzante)
· NELLA TUA TERRA DI CUBA, IL POPOLO AFRICANO DEGLI YORUBA HA DATO UN GRANDE CONTRIBUTO ALLA CULTURA CUBANA, PORTANDO TRA L’ALTRO ANCHE LA RELIGIONE YORUBA, DA VOI CHIAMATA SANTERIA E INSIEME A QUESTA, I TAMBURI BATA’, CHE RAPPORTO HAI CON QUESTI TAMBURI SACRI?
Io mi sento a mio agio con tutti gli strumenti a percussione, in special modo con quelli dotati di membrana. Anche i grandi tamburi giapponesi si possono suonare e fare vibrare come gli strumenti africani, ottenendo grande ricchezza di suono.
I tamburi sono impressionanti.
Si possono fare milioni di cose con tutti i tamburi che esistono al mondo, l’importante è rispettare sempre la profondità e le tradizioni dei tamburi che suoni.
· QUINDI SI DEVE CONOSCERE LA STORIA E LA CULTURA DEI POPOLI PER SUONARE BENE UNO STRUMENTO!
No! non serve conoscere la cultura di ogni paese, è importante realizzare le idee, principalmente usando la base folkloristica con le tecniche personali, miscelando il folklore di quel paese con la propria tecnica.
· QUINDI OGNI TAMBURO HA UNA INTRINSECA SPIRITUALITA’..
Sicuramente…. Ma il tamburo Batà ha un suono misterioso, magico..perché cammina, cammina molto. C’è un momento in cui il suo suono si introduce dentro il tuo corpo, e in quel momento cominci a vibrare..Questa e la magia dei Tamburi Batà.
· TU LI SUONI?
Si ma non mi piace insegnarli, perché hanno una tecnica diversa dalle altre percussioni. Ad esempio la Tecnica della mano segreta non si può applicare ai tamburi Batà. Alcuni percussionisti lo fanno, ma con il passare del tempo, si ritrovano con dei problemi di infiammazione alle mani e ai tendini delle braccia.
· COS’E’ LA MANO SEGRETA?
Un metodo che io ho inventato, una tecnica che comprende 102 rudimenti, perché i percussionisti destrimani in generale, sviluppano più la mano destra trascurando la sinistra, ecco quindi l’esigenza di potenziare la mano pigra: pertanto tale metodo vale sia per la mano sinistra che per la destra: Questo è il motivo per cui si chiama mano segreta; lavoro su questo metodo da quindici anni e con l’aiuto di Dio, spero che questo lavoro possa essere al più presto pubblicato.
· QUANTE VOLTE SEI STATO IN ITALIA?
Tre volte. La prima volta sono stato a Rimini e a Roma con il gruppo LOS VAN VAN, la seconda volta sono stato ad Umbria Jazz con ROY HARGROVE e adesso, mi trovo qui grazie all’amicizia nata con Gino, il percussionista dei KYSHA. Per un bel periodo, Gino venne a studiare a casa mia e lì sperimentammo l’idea di fondere insieme i ritmi e gli strumenti cubani con quelli calabresi. Registrammo anche un brano sul loro nuovo CD.
Giorno dopo giorno la nostra amicizia si è consolidata, ed oggi eccomi qui, a promuovere il CD dei KYSHA, tenere dei seminari………se è possibile conoscere anche la Sicilia, parte dell’Italia che sempre mi ha affascinato molto per la pellicola (film) “ Il Padrino”.
· GRAZIE A QUESTO CI SIAMO CONOSCIUTI, E IN DUE MESI E MEZZO NE ABBIAMO FATTE DI COSE INSIEME.
Mi sento in famiglia, ho trovato la città e la gente ospitale e splendida, solare, piena di entusiasmo ed energia, insegnare due mesi alla Music Academy di Reggio Calabria è stato veramente rilassante e divertente, grazie anche al Direttore, a te Ercole.
· NON DIRE QUESTO…POTREBBE SEMBRARE CHE LIBERAMENTE MI STIA ARROGANDO UN COMPLIMENTO NON ESPRESSO VERAMENTE DA TE;
Lo dico veramente di cuore; speriamo che tutto questo si possa ripetere con il nuovo anno accademico, anche perché ho trovato gli allievi molto interessati, con tanta voglia di andare avanti.
Mi ha impressionato molto un nino di quattro o cinque anni, gli insegnavo la posizione delle mani e lui la eseguiva perfettamente, non veniva fuori il suono, ma la posizione delle mani era tecnicamente perfetta; vorrei incontrarlo un giorno.
· QUANTO E’ IMPORTANTE LA PREPARAZIONE FISICA, PER SUONARE LE PERCUSSIONI?
A mio avviso, il percussionista non deve praticare il culturismo, i muscoli devono essere rilassati; Si possono fare delle flessioni, spalliera, addominali, ma niente di più, è importantissima la respirazione ed il lavoro con i muscoli addominali.
Alcune volte, quando mi capita di eseguire una serie di movimenti molto difficili, durante l’esecuzione, io vado in apnea, contraendo i muscoli addominali. Terminata la serie butto via l’aria dai polmoni rilassando i muscoli, questa è la tecnica giusta !!
· TRA I TUOI CENTINAIA DI ALLIEVI, CHI RICORDI CON AFFETTO E STIMA?
Sono tanti, non vorrei dimenticare qualcuno elencandoli, non posso fare a meno di ricordarne alcuni.
E’ inutile divulgarmi sull’ ”Extraterrestre”, come io lo definisco, mio compare Giovanni Hidalgo, con lui, comunichiamo anche a grandi distanze, tanto è il feeling che ci unisce telepaticamente.
MOKHFAR SAMBA, vive a Parigi, un ragazzone alto, incredibile, suona con gli ULTRAMARINE, gli voglio molto bene.
Un altro ”pericolo” è MIGUEL GOMEZ, un ragazzo sensibile, molto umile, dalla mano prodigiosa. Che dire di Dave Garibaldi, una persona molto creativa, intelligente, l’approccio che ha con lo strumento è molto vicino al mio modo di suonare.
A casa del padre di Alfredo Reyes è stato un onore fare lezione a Dave Weckel.
Ancora Elvin Jones, grande amico mio, che suona e ama come me la birra. Anche JACK DE JONETTE, che ho conosciuto a Cuba, (mi regalò un piatto) voleva prendere lezioni, ma per motivi di lavoro non ci siamo potuti incontrare.
Ricordo Dennis Chambers, quando ci incontrammo al Festival del Jazz De Murrier a Montreaux, mi disse: “Ti stavo aspettando per portarti a casa mia, devi insegnarmi il Songò”. Ma non fu possibile. Io so che sono tutti dei grandi musicisti, mi stimano per la mia onestà ed io stimo loro.
Anche alla Berklee, all’università di Stanfield, Amsterdam, San Francisco, Columbia in Giappone ovunque sono stato, ho trovato allievi molto interessanti che oggi sono dei grandi professionisti.
· E TRA I PERCUSSIONISTI ITALIANI?
Un abbraccio di cuore mando a Roberto Evangelisti e Paolo La Rosa.
· OLTRE A TUTTI I DISCHI CHE HAI REGISTRATO CON I LOS VAN VAN, HAI COLLEZIONATO UNA NUTRITA SFILZA DI COLLABORAZIONI PER ALTRE PRODUZIONI, QUALI?
Tra quelli poco conosciuti dal grande pubblico un CD registrato in Svizzera che si chiama Iguana; In Inghilterra con ROY HARGROVE per un gruppo: i Serecò. IL mio primo disco dal titolo “Serigrafia Senile”, dove io suono tutti gli strumenti.
Con BOB CALCASEZ, PAULO MILANE’, SILVIO RODRIGUEZ, TATAVINE, con JACK BRUCE, famoso bassista, ecc…
· QUALI SONO GLI STRUMENTI CHE TI ACCOMPAGNANO IN TOURNEE’ E IN STUDIO DI REGISTRAZIONE?.
Uso Latin Percussion, piatti Sabian e, Batterie Pearl.
· DA OGGI POSSO DIRE CHE ANCH’IO SONO STATO UN TUO ALLIEVO.
Cosa stai dicendo? sei stato?! Lo sei tutt’ora….!!
· GRAZIE …SEI GENTILISSIMO.
IO HO IMPARATO MOLTO DALLA TUA ESPERIENZA E DALLA TUA SAGGEZZA, COSA CONSIGLI AI PERCUSSIONISTI ALLE PRIME ARMI O GIA’ ESPERTI.
Io posso dire che mai nessuno conosce tutto, che è bene ascoltare sempre i più grandi, quelli che hanno più esperienza, essere onesti e sensibili ed aiutare tutti, perché nessuno è migliore dell’altro. Il Migliore è là ………in alto.
Questo è quello che ho sempre detto anche a Giovanni Hidalgo. Bisogna studiare molto, senza fretta, concentrarsi.
Molti non hanno capito che le percussioni tradiscono facilmente come spesso avviene con una bella donna.
· GRAZIE MILLE “ CHANGO”.
di Ercole Cantello - 10/04/2004